Scegliere bene per smaltire meno

Scegliere bene per smaltire meno

Cosa ci mettiamo spesso addosso, anche ai nostri figli, senza pensare alla salute e alla sostenibilità ambientale dei nostri acquisti? Niente come l’abbigliamento e accessori spazzatura generano iniquità sociale, inquinamento e concorrenza sleale alla manifattura artigianale che ha fatto grande il nostro made in Italy.

“E’ quasi primavera e io non ho niente di nuovo da mettermi”: quante volte abbiamo sentito ripetere questa frase? E, soprattutto, quante volte questa considerazione si è tradotta, per tanti motivi, nella fretta di scegliere un indumento, spesso on line – generando migrazioni ed esodi di pacchi e pacchetti – di cui non sappiamo quasi niente circa la composizione e provenienza.

Ogni anno nel mondo si producono 100 miliardi di capi di abbigliamento, 92 milioni di tonnellate di rifiuti tessili
che finiscono in discariche. Ogni giorno, poi, arriva in Europa 1 milione di pacchi.
“Siamo – dichiara Angela Rosa, presidente di Slow Food Ravenna Aps – attirati solo dalla esiguità del costo che non può certamente essere una giusta remunerazione per chi l’ha prodotto. Spesso poi, ci dicono le statistiche, che quell’indumento o accessorio viene usato pochissime volte e che finirà molto presto tra i rifiuti. E qui si apre un altro grande e socialmente inaccettabile capitolo del fast fashion: dove e a scapito di chi smaltiamo questi rifiuti?”

Il riciclo e il riuso sono ancora una parte residuale della filiera. I produttori , come le imprese dell’economia sociale e gli enti pubblici dovranno riorganizzare nuove modalità di raccolta.
Le aziende artigiane subiscono una concorrenza spietata da parte di grandi gruppi industriali del fast fashion che , forti di una legislazione che gli ha consentito un finto libero mercato invadono l’Europa con questi prodotti di scarsissima qualità, di cui poi non sono responsabili per il loro smaltimento.

“Ma ci sono in Italia – dichiara Dario Casalini – esempi virtuosi come Slow Fiber , di cui sono fondatore, che nasce dall’incontro fra il movimento Slow Food e alcune aziende italiane virtuose della filiera del
tessile. L’impegno è di creare e promuovere modelli di produzione che offrano prodotti belli perché buoni, sani, puliti, giusti e durevoli, rispettosi della dignità degli esseri umani e del resto della natura nei suoi delicati equilibri“.

Per confrontarsi su questi temi e per rendere le scelte di acquisto dei consumatori più consapevoli, Slow Food Ravenna Aps e Cna Federmoda Ravenna hanno deciso di organizzare una conferenza dal titolo “ E’ quasi primavera e io non ho niente di nuovo da mettermi”, venerdì 13 marzo 2026 ore 17.30 Sala Bedeschi CNA Viale Randi 90.
Interverranno:

  • Claudia Bellini, presidente Cna Federmoda Ravenna;
  • Elisa Tosi Brandi , Unibo , Campus di Ravenna, studiosa del rapporto tra vesti e società, produzione, commercio e consumo di capi di abbigliamento ;
  • Maria Silvia Pazzi, Fondatrice e Amministratrice di Regenesi Srl e Regenstech Srl Benefit Company ;
  • Sergio Baroni esperto della gestione dei rifiuti;
  • Dario Casalini , amministratore delegato di Oscalito e Fondatore di Slow Fiber, nonché autore del libro
    “Vestire buono,pulito e giusto”;
  • Antonio Franceschini, responsabile nazionale Federmoda Cna.
  • Modera: Oscar Manzelli, vicepresidente Slow Food Ravenna Aps

Per informazioni : 335 8280514 www.slowfoodravenna.it